Un fremito di spavento corse per le membra dei guerrieri del Mahdi alla vista di quell'animale che gode un terribile fama appo tutte le popolazioni africane. Ognuno ammutolì e guardò quasi con terrore l'arabo che non si era nemmeno mosso dall'apparire di quel formidabile campione.

Per alcuni istanti il leone si accontentò di far udire la sua voce, battendosi i fianchi colla coda, un colpo della quale è bastante per rompere le gambe ad un uomo, poi si mise a ronzare attorno all'arabo che presentavagli la fronte riparandosi dietro la scimitarra come dietro ad uno scudo.

D'improvviso si arrestò e si raccolse su sè stesso guardando con occhi di fuoco l'arabo. Spiccò un salto innanzi, ma le forze per una causa sconosciuta, gli vennero meno e ricadde tre passi lontano.

Un grido di sorpresa sfuggì da tutti i petti. La cosa era così strana che tutti credettero che quella improvvisa mancanza di forza dovesse attribuirsi ad un miracolo di Allàh.

—Miracolo! miracolo! gridarono alcuni dervis, alzando le braccia verso il cielo.

—Si aizzi il leone! tuonò una voce.

—Silenzio! gridò Ahmed Mohamed.

Per la seconda volta il leone si raccolse su sè stesso ruggendo e si slanciò innanzi, e per la seconda volta ricadde senza forze. Un sorriso spuntò sulle labbra di Ahmed che guardava fisso Abd-el-Kerim sempre impassibile.

—Miracolo! Miracolo! ripeterono i dervis.

—Fuori un altro leone! tuonò la medesima voce che aveva comandato di aizzarlo.