—Mi mozzerei la lingua onde non abbia ad emettere suono alcuno.

—E se io ti minacciassi?

—Morrei! disse fermamente il beduino.

Ahmed portò le mani alla cintura cavando l'jatangan, ma lo ricollocò a posto e battè tre volte le mani.

La tenda di pelle che separava in due stanze il tugul si alzò e comparve un negro di statura colossale, con una testa orribile ed enorme piantata su di un collo grosso come quello di un toro. Aveva su di una spalla una pelle di leone e teneva in mano una scimitarra dalla larga lama.

—Vedi quest'uomo? disse Ahmed al beduino.

—Lo vedo.

—È il carnefice. Basta un mio cenno perchè ti faccia saltare la testa; basta un mio cenno perchè ti tagli in mille pezzetti, perchè ti strappa la pelle a brano a brano, perchè ti abbruci le carni coi ferri roventi. Parlerai ora?

—No, Ahmed no. Mi occorre l'uomo che io tradisco.

—Vòkara, impadronisciti di quell'uomo. Se si ostina a rimanere muto gli farai cadere la testa.