—Non è vero! T'inganni!
Ahmed scattò in piedi colla vivacità di una tigre. Gli si avvicinò, gli posò le mani sulle spalle e gli disse con aria tetra:
—Tu tremi!…. perchè tremi? Perchè la tua coscienza non è tranquilla? Perchè il tuo cuore non batte quasi più?… Perchè il tuo sguardo è smarrito?… Non negarlo a me che leggo nel più profondo dei cuori, non negarlo a me che leggo i tuoi pensieri, Tu sai la terribile accusa che gravita sul tuo capo e tremi, tremi.
Abd-el-Kerim, cinereo, tremante, alterato, spaventato, non rispose. Non si sentiva capace di allontanare la terribile accusa che doveva perderlo. Egli si chiedeva solamente chi era il miserabile che lo aveva tradito.
—Ebbene? chiese l'implacabile Ahmed, scrollando lo sventurato.
—Che cosa vuoi che ti dica? balbettò Abd-el-Kerim, smarrito. Non so…. non capisco…. ignoro ciò che tu vuoi dire….
—Ah! fe' Ahmed con sottile ironia. Non comprendi adunque dove io miri?
—No…
—Te lo dirò io.
Tornò a sedersi ancor più cupo e più minaccioso di prima, saettando d'uno sguardo terribile l'infelice arabo terrorizzato. Stette alcuni istanti raccolto in sè stesso, come se meditasse, poi, con voce calma, marcando ogni parola, disse: