—Ma non capisci che io l'ho perduta, che fui separato da lei a
Hossanieh, che mi fu rapita?
—Da chi?
—Da un uomo che era mio rivale.
—Chi è quest'uomo?
—Un soldato un'anima dannata, un… S'arrestò agitando le dita calcinate e gemendo ancor più lugubremente. Un copioso sudore irrigavagli il volto e il petto gli si sollevava affannosamente.
—Dimmi, dov'è quest'uomo? gli chiese Ahmed in preda ad una esaltazione indicibile.
—Non lo so… credo che sia morto…
—Tu vuoi ingannarmi. Olà, carnefice, fa il tuo dovere.
Yokara a quel comando impugnò un grosso staffile, un corbach di pelle d'ippopotamo, flessibile e insanguinato. Lo fece girare e fischiare attorno al capo, poi applicò un terribile colpo sul petto di Abd-el-Kerim, tracciando un segno violaceo.
L'infelice gettò un urlo strozzato, un urlo di dolore e si rovesciò contro il palo.