—E uno, contò Ahmed, Percuoti, percuoti, duro fino a che le carni siano lacerate. Allora vi introdurrai la morte.
Il carnefice, cieco istrumento del terribile profeta, si mise a sferrare rabbiosamente l'arabo che era di già svenuto. La pelle si coprì di solchi azzurrognoli, violacei, rossi, poi si lacerò.
Il sangue incominciò a scorrere abbondantemente giù per quell'inanimato corpo, formando in terra una larga pozza.
—Percuoti! percuoti! ripeteva ferocemente Ahmed.
E il carnefice percuoteva senza posa e senza pietà, facendo volare per l'aria goccie di sangue che macchiavano le pareti e il soffitto del tugul e staccando lembi di pelle.
Ad un tratto si fermò.
—Padrone, diss'egli esitando, se continuo così lo uccido.
—Lo credi? chiese Ahmed ironicamente.
—Te lo assicuro. È mezzo morto di già.
—Questi arabi sono di ferro, tuttavia basterà così Ora, introduci nelle ferite la morte.