—Il nemico!… si urlava da tutte le parti.
Il beduino, rimasto solo, approffittò di quell'incidente capitato così a buon punto per salvarlo. Si raccomandò alle proprie gambe e andò a intanarsi in mezzo ad una folta macchia.
—Ira di Dio! mormorò egli. Che succede?
Girò gli occhi all'intorno: tutto il campo era in movimento. I guerrieri si radunavano in furia disponendosi confusamente in linea di battaglia, cogli scudi in mano e le lance in resta. La cavalleria si ordinava alla meglio empiendo l'aria di urla selvaggie.
Si trascinavano i cannoni e le mitragliatrici, si caricavano i moschetti e i remington, si abbattevano le tende e si occupavano le capanne le trincee, i terrapieni, i ridotti di terra. Gli sceicchi galoppavano per ogni dove cercando i propri battaglioni, comandando, strepitando.
—Il nemico! il nemico! si vociava dappertutto.
—Ira di Dio! ripetè il beduino. Cosa succede? Che sia il colonello
Coetlegan che attacca queste canaglie? Non ci mancherebbe che questo.
Oh!…
L'esclamazione gli fu strappata da un formidabile rullare di noggàra e di darabùke e da un grido immenso che echeggiò in lontananza:
—Viva lo scièk Abu-el-Nemr!
Le file degli insorti si ruppero come per incanto. Lasciarono i cannoni, le trincee e persino le armi per riversarsi verso il sud ripetendo il grido.