Abù-el-Nemr aveva fatto due passi indietro e guardava Ahmed con ispavento. Era diventato cinereo e tremava in tutte le membra come se fosse stato assalito da una tremenda febbre. Sembrava istupidito, pietrificato.

—Lui, nelle tue mani! balbettò alfine. Lui prigioniero!… Oh!…

—Ma che hai? gli chiese Ahmed con stupore. Sono dieci minuti che ti osservo e che vedo i tuoi lineamenti scomporsi in istrana guisa.

—Aspetta gli disse Abù-el-Nemr con voce sorda, A quale razza appartiene quell'uomo?

—È arabo.

—Arabo!… E si chiama?

—Abd-el-Kerim!

Una bestemmia uscì dalle labbra dello sceicco.

—È lui!… esclamò.

—Lui!… ma lo conosci tu? Spiegati, Abù, che io non capisco assolutamente nulla.