Dinanzi a lui, a un duecento passi, alzavasi un albero gigantesco che da solo formava un bosco. Il tronco aveva più di trenta metri di circonferenza, e a tre o quattro metri dal suolo spartivasi in molti rami, alcuni dei quali, più grossi dei più grossi alberi delle nostre foreste, ricadevano verso terra dopo di aver raggiunto un'altezza di dieci o dodici metri.
Il beduino, al di sotto di quell'ammasso immenso di rami e di foglie che il vento scuoteva furiosamente con mille gemiti e mille scricchiolii, scorse tre uomini, distesi per terra, uno dei quali alzossi gridando:
—Chi vive?
—Sta cheto, El-Mactud, rispose il beduino. Sono io.
In pochi salti raggiunse lo scièk che aveva di già armato il suo moschettone. Con un cenno della mano lo invitò a deporre l'arma.
—Che nuove? gli chiese.
—Nessuna, rispose lo scièk. Abd-el-Kerim dorme pacificamente.
—Lo sveglierò.
El-Mactud fece un gesto di stupore.
—Oh! esclamò.