—Hai saputo nulla?
—Assolutamente nulla, ma lo farò parlare. Andiamo ora a Obeid, che la mezzanotte è passata.
Ad un cenno dello scièk due baggàra alzarono la barella e la comitiva si mise in viaggio dirigendosi verso la città che disegnavasi confusamente sul fosco orizzonte.
Aveva già percorso più che mezza via, quando le orecchie dello scièk furono ferite dallo scalpitìo precipitato di un cavallo.
—Oh! esclamò egli, tirando, per ogni precauzione la scimitarra.
Si volse indietro ed al chiaror di un lampo scorse un cavaliere avvolto in un gran mantello bianco, curvo sul collo del suo corsiero, che andava avvicinandosi rapidamente.
—Notis! mormorò egli, coi denti stretti. Guarda!
—Chi è quell'uomo? chiese il greco, aggrottando le ciglia.
—Non lo conosci? È lo scièk Abù-el-Nèmr.
—Ira di Dio!… Dove va?