—No, no, gridò Ahmed delirante. Non mi fuggirai più, io ti amerò anche se tu non vorrai, io ti farò mia dovessi impiegare la forza.

Egli l'aveva abbrancata ancor più strettamente e la trascinava verso l'angareb. Fathma gettò un grido.

—Lasciami, Ahmed! Lasciami! gridò ella dibattendosi disperatamente.

Il Mahdi la guardò con occhi di fuoco.

—Sei mia! sei mia! le fischiò agli orecchi.

—Lasciami, lasciami! rispose Fathma mordendolo in un braccio. Non appartengo più a te. Sono di Abd-el-Kerim.

—Ti amo, Fathma! Ti amo!

—Ti odio, ti maledico, ti disprezzo!

Ahmed cercò di rovesciarla sull'angareb. Fathma balzò in piedi come una leonessa, poi alzando il pugno lo lasciò cadere sul volto del Mahdi che si coprì di sangue.

Ahmed digrignò i denti. La sollevò, la scosse come una piuma, e la scagliò a rompersi il capo contro la parete.