—Ah! diss'ella con voce cupa. Sarebbe vero che tu avessi proprio ad amarmi? Sarebbe vero che tu parlassi col cuore? Anche un altro uomo un giorno mi ripetè le tue parole e poi le disperse e infranse i centomila giuramenti pronunciati ai miei piedi! Non credo più.
—Chi? Chi?… domandò Abd-el-Kerim, che si sentì mordere il cuore della gelosia, Chi è quest'uomo? Parla, Fathma, parla!
L'almea chinò il capo sul petto, poi rialzandolo bruscamente e prendendo una mano dell'arabo:
—Sai tu, innanzi a tutto, chi io sia?
—Chi ha sollevato fino ad ora il velo che ti copre? Molti ti conobbero, ma nessuno sa chi tu sei, qual fu il tuo passato nè in qual paese tu sei nata. Vi sono delle tenebre attorno a te.
—E tenebre fitte, disse Fathma, sospirando. Sono araba, se tu nol sai, e un dì fui la favorita di un uomo che oggi è più possente del re che ci governa, di un uomo che ha seco migliaia d'armati, forti e coraggiosi, che nessuno sarà capace di vincerli; nè gli infedeli che bombardarono Alessandria e che vinsero Araby pascià, nè l'esercito che conducono Hicks e Aladin.
—Favorita!… Favorita!… urlò Abd-el-Kerim, dando indietro con ispavento.
Le labbra di Fathma s'incresparono ad un amaro sorriso.
—E chi credi tu che sia un'almea? chiese ella.
—Hai ragione, perdonami, balbettò l'arabo. E quest'uomo chi è?