Il nubiano s'aggrappò all'estremità d'un ramo di tamarindo, si sollevò in aria con una spinta e venne a cadere addosso a Fathma prima che questa avesse tempo di evitarlo. Egli l'afferrò fra le vigorose braccia alzandola da terra.

—Sta cheta, mugghiò egli stringendola così fortemente da farle crocchiar le ossa.

—Aiuto! a me Abd-el-Kerim! urlò la povera almea, dibattendosi disperatamente.

Ella cacciò il pugnale in un braccio del negro che si coprì tosto di sangue, ma Notis le afferrò i polsi e glieli torse tanto da farle abbandonar l'arma. I due uomini si misero a trascinarla verso il folto della foresta.

L'almea gettò un secondo grido, un grido di furore e di dolore.

—Lasciatemi maledetti! Aiuto! Aiuto!

Si udì un calpestio precipitato, un fragor di sciabole e uno scricchiolio di rami furiosamente schiantati. Abd-el-Kerim rosso d'ira, con una frusta nella dritta e una pistola nella sinistra, apparve, e dietro a lui Hassarn e l'intera compagnia dei basci-bozuk. Egli si scagliò in un lampo sui due assalitori.

—Miserabile! ruggì egli, sferrando Notis in faccia.

Il nubiano fu lesto a sparire sotto gli alberi, ma il greco si volse, caricando l'arabo colla scimitarra in pugno. Hassarn ebbe appena il tempo di arrestargli il braccio.

—Ah! esclamò Notis, con indefinibile accento d'odio. Sei qui traditore!