—Come la può andare ad un uomo che fuma ed ozia tutto il giorno, rispose il basci-bozuk.

—Voi nei villaggi state sempre bene. Ehi! wadgi (caffettiere) portaci un vaso di merissak.

Il basci-bozuk e l'arabo si sedettero e tracannarono parecchie tazze di birra recate dal wadgi.

—Ebbene, Abd-el-Kerim, chiese Notis, come mai non mi chiedi nulla di mia sorella Elenka? Avresti, per caso, dimenticata la fidanzata?

L'arabo trasalì leggermente e sulla sua fronte si disegnò una ruga.

—Ah! perdona, Notis, rispose egli. La tua presenza, la gioia di rivederti, me l'avevano fatta dimenticare. Come sta la mia bella fidanzata?

—Ti porto, innanzi tutto, un monte di saluti e una botte di proteste amorose, disse Notis ridendo. La piccina sta sempre bene, ma smania dalla voglia di rivederti e ha sempre paura che tu la dimentichi o che una disgraziata palla ti colga.

—Ha torto di temere che io l'abbandoni. Dal primo dì che la vidi sempre l'amai e spero ritornare da lei fedele.

—Tu sai già come sono le donne che amano, e quando queste donne sono greche. Sono sempre gelose di tutti e di tutto, gelose persino del sole, dell'aria, della luce.

—Povera Elenka, mormorò l'arabo. Se il Profeta mi conserverà in vita, la farò… felice.