Due centinaia di cavalieri avevano risposto all'appello e si erano stretti intorno al vecchio ed a Tabriz.

Gli altri correvano ancora dietro ai loro animali, poichè tutti non erano ancora tornati e non pochi erano rimasti sul luogo, trovandosi nell'impossibilità di seguire il beg, essendosi le loro cavalcature storpiate.

— Avanti! — tuonò Giah Aghà. — Cerchiamo di prendere una terribile rivincita. —

La truppa si era messa in corsa, preparando i moschettoni e le pistole. Non si dirigeva verso la casa di Talmà, non scorgendosi da quelle parti alcun cavaliere, bensì verso il villaggio, udendosi in quella direzione ancora qualche sparo.

— Padrone, — disse Tabriz, che cavalcava a fianco del beg, — riescirà Hossein a raggiungere quei miserabili? —

Il vecchio fece un gesto disperato:

— Non mi aspettavo una simile sorpresa! Povero Hossein, povero ragazzo, impazzirà!... Per conto di chi hanno agito quei ladri?.... Vi è qui sotto un mistero che non riesco a dilucidare.

— No, padrone, le Aquile non hanno rapita Talmà per tenersela loro. Qualche Khan, o qualche Emiro deve entrarci nella partita.

— È quello che sospetto anch'io — rispose il beg, con un sospiro. — Ma per quanto corrano quei banditi, noi sapremo ritrovarli, prima che lascino la steppa. Ah!...

— Cos'hai padrone?