— Lasciami solo con quest'uomo, Tabriz. Voglio provare io a farlo cantare.

— Guardati, padrone: questo è pericoloso e capace di tutto.

— Ho due kangiarri che tagliano come rasoi, non ho quindi nulla da temere da costui.

Mettiti di guardia fuori dalla porta. Farai presto ad accorrere.

— Sì, padrone, — rispose il gigante alzandosi.

Appena furono soli, il giovane si curvò rapidamente sul prigioniero, dicendogli sottovoce:

— Tu ormai sei perduto e, se anche tutto confessassi, non usciresti egualmente vivo dalle strette del gesso, perchè mio cugino Hossein, fra poco, sarà qui, e quello non ti farà grazia.

— Lo so, signor Abei Dullah, — rispose il prigioniero. — Io sono uomo finito ormai.

— Tu hai moglie e figlioli.

— È vero, signore.