— Vedrò quel capo.

— Va' a coricarti: è già tardi.

— Sì, padrone.

— E veglia su Hossein e bada ad Abei.

— Te lo prometto.

— Va'! —

CAPITOLO XI. Il campo degli Illiati.

Cominciava ad albeggiare sulla steppa. Gli uccelli s'alzavano fra le erbe e volteggiavano allegramente, trillando, sfuggendo velocissimi agli assalti fulminei dei falchi e degli sparvieri che piombavano, ad ali chiuse, dalle alte regioni dell'aria.

Cinquanta uomini, armati di lunghissimi fucili, di pistole e di kangiarri, con immensi turbanti e lunghe zimarre di color bruno e montati su piccoli cavalli villosi, si erano fermati dinanzi alla porta della casa occupata dal beg, allineandosi su quattro file.

Erano tutti uomini di statura piuttosto bassa, tarchiati, con spalle larghissime e lunghe barbe ispide e rossicce, i nasi arcuati come becchi di pappagalli, la pelle terrea e gli occhi da uccelli da preda.