Continuarono ad avanzarsi sotto i platani e le betulle, che coprivano la riva, finchè un grido di trionfo sfuggi a Tabriz.
— Eccole!... —
Sul suolo, che era umidissimo in quel luogo, si scorgevano nettamente numerose impronte lasciate dagli zoccoli d'un grosso numero di cavalli.
Tabriz balzò a terra per meglio osservarle, quando Hossein lo vide rialzarsi prontamente e staccare il lungo archibugio che pendeva dalla sella del suo cavallo.
— Cos'hai, Tabriz? — chiese il giovine.
Il gigante invece di rispondere, gli fece segno colla mano di star zitto, poi armò il fucile appoggiando il calcio alla spalla è puntandolo verso un folto cespuglio che circondava la base d'un enorme platano. Hossein, temendo giustamente un improvviso attacco, trovandosi, come abbiamo detto, in un territorio frequentato dai banditi delle steppe, si era affrettato ad imitarlo.
— Che cos'hai veduto o udito dunque? — chiese il giovane impazientito, non vedendo comparire nessuno.
Un gemito che uscì dal mezzo del cespuglio fu la risposta.
— Vi è qualche ferito là dentro, — disse finalmente Tabriz. — Hai udito, signore?
— Sì. —