Il sangue sotto la formidabile stretta, che aumenta di momento in momento, si arresta, le gambe e le braccia si immobilizzano, le costole cedono, il corpo si schiaccia.
Il disgraziato mestvire che aveva la sola testa fuori dalla massa che gli si serrava addosso, aveva cominciato a urlare spaventosamente. Il suo viso, disfatto da un terrore impossibile a descriversi, si copriva d'un freddo sudore.
Il beg assisteva impassibile all'agonia del miserabile, guardandolo freddamente. Anche gli altri non dimostravano alcuna compassione per le sofferenze atroci del povero suonatore di guzla. Solo Abei Dullah, il nipote del beg, di quando in quando dava in un sussulto.
— Confesserai? — chiese ad un certo momento il vecchio, curvandosi sul moribondo.
Questi gli lanciò uno sguardo carico d'odio, e non aprì le labbra.
— Dell'altra acqua! — disse il beg.
Due altri secchi furono vuotati, insieme ad un altro sacchetto di gesso. Il collo del mestvire fu subito imprigionato ed il suo volto divenne paonazzo.
L'asfissia cominciava.
— Parlerai? — ripetè il beg.
— Sì, — rantolò il moribondo.