Ai primi albori, Tabriz indicò a Hossein il profilo della catena dei Kasret-Sultan-Geb, che s'innalza dietro a Kitab e poco dopo una selva di esili minareti dalle cupolette scintillanti.
— Ci siamo, signore, — disse.
Hossein provò come una scossa e si portò una mano sul cuore.
— Che fra poco la riveda? — si chiese con angoscia.
— Se non ci hanno ingannati e se si trova veramente laggiù, noi la riprenderemo alle Aquile, signore.
Il nome che porta tuo zio è troppo noto nella steppa, perchè il nuovo Emiro di Kitab non lo abbia già udito risuonare ai suoi orecchi ed egli non si rifiuterà di aiutarci nelle nostre ricerche, specialmente se la nostra domanda sarà appoggiata da qualche migliaio di tomani, somma che apprezzerà assai in questi momenti.
— Lo conosci tu Djura-Bey?
— L'ho veduto più d'una volta, — rispose Tabriz.
— Che uomo è?
— Un ambizioso, che già più volte ha tentato di ribellarsi al suo padrone, l'Emiro di Bukara. Egli vorrebbe, a quanto sembra, imitare Yakub, l'antico luogotenente dell'Emiro, che dopo essersi fatto dichiarare dal popolo Atalek gazi, ossia difensore della fede, si è formato un bel regno a spese del suo signore, e dei chinesi della Duzungaria.