In tutte le case echeggiavano grida e bestemmie e sulle terrazze rimbombavano colpi di fucile, sparati a casaccio contro un nemico invisibile, poichè nessun russo fino allora si era mostrato, nemmeno dietro alla cavalleria di Djura-bey, che si rifugiava in pieno disordine verso la città, fra un tumulto spaventevole.
— Al bazar! — gridò Tabriz ai suoi uomini. — Andiamo a prendere possesso del caravanserraglio. —
La truppa attraversò, sempre al galoppo, la parte meridionale della città, non senza aver travolto più d'un fuggiasco e si fermò su una vasta piazza, in parte coperta da immense tende ed ingombra di banchi completamente vuoti, poichè tutti i rivenditori erano scappati, portandosi via le loro preziose merci.
Tabriz dopo d'aver dato uno sguardo all'intorno, s'avviò verso un massiccio fabbricato, che si ergeva in un angolo della piazza e che aveva parecchie porte.
— Occupiamo il caravanserraglio, innanzi tutto — disse a Hossein che lo interrogava collo sguardo. — Aspettiamo che si ristabilisca un po' di calma, prima di andare a far visita a Djura-Bey.
I russi non saranno così sciocchi di assalire la città, senza aver prima aperte delle brecce.
— Credi che non approffittino della fuga dei cavalieri del beg per dare subito l'assalto? — chiese il giovane.
— Kitab è bene fortificata, signore, ed i russi non devono ignorarlo.
Pel momento non vi è alcun pericolo.
— Cugino, — disse Abei, — se non ti spiace m'incarico io di andar a trovare il beg di Schaar, che è l'alleato di Djura. A me non potrà rifiutare il suo appoggio, avendo un debito di riconoscenza da saldare con mio padre.