Quella corsa, poiché era diventata una vera corsa attraverso alle vie più spaziose della città, durava da una mezz'ora, fra un baccano sempre più spaventevole, quando Abei, che al pari degli altri aveva dovuto scendere da cavallo per non calpestare la folla, che lo stringeva d'ogni parte, si sentì tirare per una manica, assai vigorosamente.
Tabriz e Hossein, divisi dalla scorta, erano già molto innanzi in quel momento.
— Signore, — sussurrò una voce nell'orecchio del giovane.
Abei si era voltato. Un uomo molto barbuto, che aveva il viso in parte nascosto da un ampio turbante, gli stava dietro, tenendolo sempre per la manica.
— Che cosa vuoi? — gli chiese.
— Lasciate passare questi imbecilli, — disse quell'uomo. — Appoggiatevi contro il muro e tenete ben saldo il vostro cavallo. —
Poi aggiunse, spingendolo ruvidamente contro la porta d'una casa:
— Hadgi...
— Aspetta, — rispose Abei, mentre un lampo di gioia gli brillava negli occhi.
La turba passò, seguendo i fanatici che non cessavano di sfregiarsi i corpi; poi, quando gli ultimi uomini scomparvero verso la parte bassa della città, dove giganteggiava un'altra moschea e si trovarono soli, l'uomo barbuto aiutò Abei a salire in sella, dicendogli: