Abei, udendo tuonare il cannone e vedendo i soldati di Djura bey e del beg di Schaar, accorrere in massa verso le mura, per respingere l'imminente attacco dei russi, non aveva potuto trattenere una bestemmia.
Ormai si trovava chiuso nella città assediata, esposto agli orrori d'un assalto, con forse poche probabilità di salvare la pelle e di poter più tardi raggiungere i banditi ed impadronirsi di Talmà.
— Siano maledetti Djura bey e quel furfante di beg di Schaar! — esclamò coi denti stretti. — Vadano all'inferno Hussein, Alì e Maometto insieme! —
I banditi lo avevan circondato, aspettando i suoi ordini e chiedendosi il motivo di quell'improvviso scatto di rabbia.
— E voi, stupidi, non potevate mostrarvi prima? — gridò finalmente Abei, minacciandoli col pugno.
— Vi abbiamo cercato dappertutto, signore, — disse colui che lo aveva guidato. — Saremmo stati anche noi più contenti di andarcene, prima che i russi ci chiudessero il passo.
— Siete dei cretini! —
Stette un momento come pensieroso, poi, alzando le spalle e dando una strappata alle briglie, mormorò:
— Bah! Forse sarà meglio. Cerchiamo di spingere gli altri e di non esporre la mia pelle.
Vedremo se torneranno vivi nella steppa! —