— Tabriz! —

Un uomo subito entrò, facendo un leggero inchino. Era un turcomanno d'aspetto brigantesco, di statura erculea, con una gran barba rossiccia ed ispida e due occhi grifagni.

Indossava il costume delle basse classi: cappello villoso che aveva la forma d'una pina, zimarra di feltro grossolano, con una larga cintura di pelle, entro cui erano passati due kangiarri dalle lame ricurve e alti stivali di pelle nera, terminanti in una punta molto rialzata.

— Che cosa vuoi, beg? — chiese il gigante.

— Hai udito?

— Sì, beg[3].

— Che sia stato Hossein a far fuoco?

— È il suo archibugio che ha sparato, padrone, — rispose Tabriz. — Distinguerei quel colpo fra mille.

— Su chi avrà fatto fuoco? — chiese il vecchio con ansietà.

— Non inquietarti, beg; tuo nipote è l'uomo più coraggioso che esista in tutta la steppa ed io dormirei tranquillo, anche se lo sapessi insidiato da venti uomini.