— Il nemico!... Il nemico!... Si salvi chi può! —

Secondo le istruzioni ricevute, le due colonne d'assalto, appena superata la cinta, si erano subito messe in marcia verso la cittadella sui cui ridotti i falconetti sparavano ancora.

Una frazione però aveva dato la scalata alla torre di Ravatak ed aveva rovesciato nel fossato i due cannoni che la difendevano.

Le due colonne, dato fuoco ad alcune capanne per illuminare la via, avevano continuata la loro marcia, rinforzate dalla riserva che l'avevano in quel frattempo raggiunta.

I Shagrissiabs nascosti nelle strette vie che dividevano i giardini racchiusi fra le due cinte, pur fuggendo, non cessavano di far fuoco. Anche i ridotti non erano diventati ancora muti.

Il generale Abramow, frettoloso di finirla, lanciò allora all'assalto una terza colonna, coll'ordine d'impadronirsi della seconda cinta e di entrare nelle vie della città.

Un quarto d'ora dopo i russi superavano anche quella muraglia senza aver incontrato molta resistenza, quantunque Djura bey e Baba, il beg di Schaar, disponessero ancora di circa ottomila uomini fra fanti e cavalieri.

Le colonne, compiuta la loro riunione, s'avanzarono allora senza por tempo in mezzo, verso la terza cinta.

Le vie strette dei giardini erano piene di Shagrissiabs fuggiaschi, coi quali i russi dovettero impegnare delle accanite lotte a corpo a corpo, e giunta la colonna ad un crocivio, fecero alto, incendiando varii mucchi di fieno.

Appena sorto il sole, le truppe moscovite, con pochi colpi di granata, sfondavano le ultime difese.