Tabriz andò a sdraiarsi su un materasso vuoto, che si trovava prossimo a quello del nipote del beg e si spogliò, senza aver bisogno dell'aiuto del sergente.
— Una ferita quasi identica e anche questa alla scapola, ma a sinistra invece che a destra, — disse il capitano medico.
— L'uomo che vi ha sorpresi alle spalle, ha fatto un doppio colpo. La faccenda sarà più facile dell'altra.
Per sfondare un simile dorso ci vuole ben altro che la palla d'una pistola.
— Quella d'una racchetta, capitano, — aggiunse il sergente.
— E forse non bastava ancora, — rispose il medico, sorridendo.
L'operazione non durò più di due minuti e riuscì completamente. Tabriz non mandò nessun lamento, anzi nemmeno un sospiro.
— Turchestana, è vero? — chiese il gigante, quando udì la palla cadere nel bacino.
— Precisa dell'altra, — rispose il capitano.
— Il miserabile! — ruggì Tabriz.