— Uhm!... — fece Karawal, tirandosi la barba. — Non so come se la caveranno coll'Emiro.

Comincio a sperare che non sarà necessario che noi si faccia uso dei nostri kangiarri.

Non vorrei trovarmi al loro posto.

— L'Emiro li ucciderà?

— Forse non l'oserà perchè i moscoviti gli terranno gli occhi addosso; tuttavia ti ripeto che non vorrei trovarmi lì in mezzo.

Ha dei cavatori d'occhi famosi quel caro principe.

— Lo so, — disse Dinar. — L'anno scorso ho veduto acciecare una cinquantina di vecchi, perchè avevano assalita una carovana che gli apparteneva. Ti giuro che ho riportata una impressione profonda.

— Ti credo. Ecco gli ultimi: mettiamoci in coda. —

La carovana si era messa in moto. Si componeva di oltre trecento prigionieri e di duecento cavalieri bukari e usbeki, sotto la condotta del rappresentante dell'Emiro, quello stesso che aveva assistito, nella tenda del maggiore russo, all'interrogatorio di Hossein e di Tabriz.

I due finti mostratori di scimmie, si erano messi dietro a tutti, senza che alcuno facesse loro attenzione.