— Ecco il momento: approfittiamo. —
Poi, senza aggiungere altro, si alzò come per meglio accomodarsi entro la buca che era piuttosto stretta anche per soli quattro uomini, e, colla rapidità del lampo, fulminò i due soldati dell'Emiro con due pugni terribili, due veri colpi di mazza piombati in mezzo ai loro crani pelati.
I disgraziati non ebbero nemmeno il tempo di mandare un grido ed erano piombati in fondo alla buca, raggomitolandosi su loro stessi.
— Le armi, signore! — gridò il gigante, cercando di dominare colla sua possente voce i ruggiti della burana.
Hossein si era gettato sull'usbeko più vicino, strappandogli dalla cintura le sue due lunghe pistole, a doppia canna ed il kangiarro; Tabriz aveva fatto altrettanto coll'altro.
— Seguimi, signore, — disse il gigante, prendendo per una mano il nipote del beg. — Copriti la testa, chiudi bene la bocca e possibilmente anche gli occhi.
Meglio morire sepolti fra le sabbie che fra i tormenti! —
Si passarono le armi nelle cinture, strapparono la tela che poteva ancora servire loro, e lasciarono la buca, scomparendo fra le ondate di sabbia che il vento scaraventava sopra l'accampamento ed in tale copia da non permettere alle guardie di scorgere nulla a due passi di distanza.
Il rischio a cui si esponevano i due turchestani era gravissimo, poichè da un istante all'altro una tromba roteante poteva investirli, atterrarli e seppellirli o anche assorbirli e trascinarli in alto: tuttavia si erano messi coraggiosamente in marcia, carponi, tentando di tenersi la bocca ed il naso coperti colla tenda, che il ventaccio cercava di strappare loro di mano.
Dove si dirigevano? Non potevano saperlo, essendo diventata l'oscurità profondissima e continuando le cortine di sabbia a passare sopra di loro.