Tabriz teneva sempre stretto per una mano Hossein, pel timore che il giovane si smarrisse fra le dune, che cambiavano ad ogni istante aspetto.

— Coraggio, signore! — gridava di quando in quando, allorchè la raffica furiosa era passata.

— Tura la bocca e chiudi gli occhi. —

Ansanti, semi-soffocati, continuamente acciecati, ed incessantemente sbattuti al suolo, vagavano or qua ed or là, senza direzione alcuna, spinti da un solo desiderio: quello di allontanarsi dall'accampamento.

Di quando in quando una tromba li investiva, coprendoli quasi interamente di sabbia o rotolandoli e sbattendoli attraverso le dune, ma il gigante, che possedeva una forza incalcolabile, non tardava a rialzarsi ed a sbarazzare Hossein, che da solo non avrebbe certamente potuto uscire da quelle tombe, pronte a rinserrarsi su di lui e per sempre.

Per dieci o quindici minuti i due turchestani lottarono disperatamente contro le raffiche, procedendo a casaccio, finchè una tromba di sabbia li investì.

Tabriz, che l'aveva scorta a tempo, aveva afferrato strettamente fra le possenti braccia il nipote del beg e si era gettato col viso contro terra, colla speranza di sfuggire all'assorbimento e anche all'asfissia.

Disgraziatamente la tromba era una delle più colossali e s'avanzava con tale impeto da sciogliere in un momento le dune che incontrava nella sua corsa vertiginosa.

I due uomini, quantunque strettamente avvinti, formassero un peso notevole, si sentirono come sradicare dal suolo, poi trarre in alto in un moto circolare velocissimo.

Quanto durò quella spaventevole corsa? Non lo seppero mai.