Si slanciarono fuori dalla macchia d'astragalli, dirigendosi frettolosamente verso il margine dell'oasi, dove contavano, in caso di pericolo, di mettersi in salvo su qualche alto albero, avendone scorti alcuni in quella direzione.
Se avessero avuto dei buoni archibugi, avrebbero indubbiamente fatto fronte alla belva o alle belve, non essendo improbabile che oltre alla femmina vi fosse anche il maschio.
Non possedendo che delle vecchie pistole, di portata limitatissima e di scatto malsicuro, non avevano osato soffermarsi, specialmente in mezzo a quella folta macchia, dove potevano correre il pericolo di venire assaliti di sorpresa e da due parti.
Giunti sotto un grosso melogranato selvatico, Tabriz e Hossein si erano fermati guardando attentamente sotto le piante e tendendo gli orecchi.
— Che ti sia ingannato Tabriz? — disse Hossein, dopo qualche minuto di attesa, non vedendo comparire alcun animale sotto gli alberi.
— No, signore, ho udito i cespugli a muoversi e giurerei anche di aver veduto, fra le foglie, a brillare due occhi ardenti.
— Sono dunque così pericolosi quegli animali, per far battere in ritirata un uomo come te?
— Valgono le pantere e...
— Taci!...
— Un ramo che si è spezzato, è vero?