— No, un fruscìo come se qualcuno cercasse d'aprirsi il passo fra gli astragalli.
— Saliamo su quest'albero, signore. Saremo più sicuri che a terra. —
Il gigante prese Hossein e lo alzò lungo il tronco del melogranato fino al ramo più basso, a cui il giovane si aggrappò mettendosi lestamente a cavalcioni.
Il gigante che poteva abbracciare la pianta, si mise ad arrampicarsi, facendo sforzi prodigiosi per far presto.
Stava per toccare il ramo, quando udì Hossein a gridare:
Eccoli!... Presto, Tabriz! —
Due animali, che avevano la taglia delle pantere, si erano slanciati fuori degli astragalli con un balzo immenso, poi si erano precipitati verso l'albero, mandando un ruggito sommesso, d'un timbro ben diverso da quello del leone.
In un lampo furono sotto al melogranato ed il più grosso, il maschio senza dubbio, con un slancio straordinario afferrò Tabriz per una gamba, tentando di tirarlo giù.
Fortunatamente il gigante aveva gli stivali dalla pelle resistentissima e possedeva un sangue freddo ammirabile.
Allungò lestamente una mano verso il ramo ed in due tempi vi si issò sopra, mentre la belva, delusa, si lasciava ricadere a terra.