— Chi vive? — gridò Hossein puntando il fucile.

Una voce che il vento portava rispose subito:

— Abei Dullah.

— Mio cugino! — esclamò Hossein. — Perchè ha abbandonato la carovana che porta i regali di nozze per Talmà? Che le Aquile della steppa l'abbiano assalita? —

Il cavaliere che s'avanzava velocissimo, facendo fare al suo destriero dei salti straordinari, per evitare le spaccature del suolo, in pochi momenti giunse presso la tenda, poi, da abilissimo cavallerizzo, con un salto fu a terra.

— Buona ventura, Hossein, — disse, — mentre Tabriz arrestava il cavallo. — Nostro padre veglia ancora?

— Non si dorme alla vigilia d'un matrimonio, — rispose Hossein. — E poi io devo preparare le mie armi.

CAPITOLO III. Il «mestvire.»

Il vecchio beg, vedendo entrare il nipote che colla sua esilità e coi suoi lineamenti angolosi faceva una meschina figura dinanzi a suo cugino Hossein, che era la forza e la bellezza personificata, si alzò chiedendogli con una certa ansietà:

— Rechi forse qualche brutta nuova, Abei?