In quell'istante Tabriz si alzò rapidamente, trattenendo i cani che mugolavano e che parevano pronti a lanciarsi nella steppa.

— Che cos'hai? — chiese il beg che si era subito accorto di quella mossa improvvisa.

— È il vento che sussurra o sono veramente i dolci suoni della guzla, quelli che giungono ai miei orecchi? Chi può essere l'uomo che con una simile notte si diverte a provare la chitarra in mezzo alla steppa?

Aveva pronunciate appena quelle parole, quando il grosso levriero mandò un forte latrato.

— Odo anche il galoppo d'un cavallo, — disse Tabriz. — Che sia qualcuno della carovana? —

Hossein prese, senza parlare, il suo lungo fucile che aveva deposto su un cofano e l'armò.

— Che cosa fai? — chiese il beg.

— Può essere un'Aquila della steppa, padre, — rispose il giovane, raggiungendo Tabriz, che cercava di discernere qualche cosa fra quella cupa tenebra.

— Sì, è un cavallo, — disse il gigantesco turcomanno, — e mi pare che il galoppo provenga da occidente. Guarda, padrone, lo vedi? —

Sulla cupa linea dell'orizzonte che un lieve bagliore prodotto da qualche lampo lontanissimo di quando in quando rischiarava, si scorse un cavaliere che giungeva a corsa sfrenata.