— Vi sono nato, signore, e poi noi, conduttori di scimmie, camminiamo tutto il tempo della nostra vita, sicchè la Tartaria, la Persia, i Kanati e il Belucistan ci diventano presto famigliari.

— Siedi fra noi allora e mangia — disse Hossein. — Abbiamo carne in abbondanza.

— Lo vedo, signore, — rispose Karaval gettando uno sguardo ardente sull'orso che giaceva a pochi passi dal forno.

Tutti e tre si rimisero a lavorare di denti senza aggiungere altra parola. Il birbante divorava avidamente come se non avesse mangiato da quarantott'ore; però, quando non si vedeva osservato, fissava intensamente ora il gigante ed ora il nipote del beg e un fugace sorriso malizioso gli spuntava sulle sottili labbra.

Il furfante doveva essere ben contento di aver ritrovati i fuggiaschi!

Terminato il pasto, inaffiato da una lunga sorsata d'acqua, non avendo nemmeno il mostratore di scimmie un sorso di kumis, i tre uomini s'accordarono, prima di lasciare l'oasi, di cucinare un altro pezzo d'orso e di preparare un otre per non esporsi al pericolo di morire di sete durante il viaggio nella steppa.

Quei preparativi però richiesero parecchie ore e non fu che verso il tramonto che i tre uomini lasciarono il rifugio, incamminandosi nella direzione opposta, che avrebbe dovuto tenere la carovana.

Tabriz, sempre sospettoso, non aveva prestata intera fiducia alle affermazioni del mostratore di scimmie.

La steppa sabbiosa, dopo un uragano, cambia sovente aspetto e non è facile riconoscere un luogo che prima era ben noto, accumulandosi le dune in modo straordinario e cambiando totalmente forma, altezza e direzione.

La regione che percorrevano era tutta coperta di tepè, cioè di monticelli composti, più che di sabbia, di terra finissima, disposta a strati orizzontali pieni di avanzi di animali. Nessun essere vivente animava quella terribile steppa della fame, nessuna erba o cespuglio la rallegrava.