Divorarono un altro pezzo d'orso, si dissetarono parcamente, si scavarono una buca nella sabbia e vi si lasciarono cader dentro, dopo essersi messi a fianco le armi.
Non erano trascorsi dieci minuti che Tabriz e Hossein dormivano della grossa.
Non così però Karaval. Il bandito, forse più abituato alle marce a piedi, o meno dormiglione, aveva ancora gli occhi aperti e con un orecchio appoggiato sulla sabbia pareva che ascoltasse con profonda attenzione.
Mezz'ora era già trascorsa, quando bruscamente, quantunque silenziosamente, si alzò.
— Deve essere lui, — mormorò.
— Non è tanto stupido quanto io l'avevo creduto. —
Si levò in piedi, badando di non far scricchiolare le sabbie e guardò quasi ferocemente Tabriz e Hossein, che dormivano profondamente l'uno presso all'altro, tenendo una mano sui loro kangiarri.
— Sarebbe una bella occasione e tutto sarebbe finito! — mormorò. — Due!... E poi con quel gigante che può reggere a parecchie palle di pistola meglio d'un orso!... Fin che ammazzo l'uno, l'altro mi salta addosso e allora, mio caro Karaval, addio ai tuoi sogni ambiziosi!... Non rimarrà che Hadgi, sempre Hadgi, quell'imbecille!...
No, meglio essere prudenti e aver pazienza. Io non sono uno stupido. —
Attese alcuni minuti, poi vedendo che nè Tabriz, nè Hossein si muovevano, scivolò lungo la duna più alta, senza produrre il menomo rumore.