Il ghepardo continuava ad ascoltare, dando segni evidenti d'inquietudine. Ad un tratto spiccò un secondo salto evitando d'internarsi nel cespuglio, ma subito risuonarono due detonazioni, una a breve distanza dall'altra.

Karaval lo vide ripiegarsi due volte su sè stesso, poi allungarsi senza fare più alcun moto.

— Grazie, miei signori! — gridò il bandito attraversando velocemente lo stagno e salendo la riva. — Mi trovate fresco come una rosa e anche ben bagnato.

— E con quanta paura indosso? — chiese Hossein, comparendo assieme a Tabriz, colle pistole ancora fumanti in mano.

— Nemmeno una briciola, mio signore, ve l'assicuro, — rispose Karaval. — Il ghepardo non poteva assalirmi e mi trovavo come entro una rocca forte.

— Ti aveva assediato per bene però, — disse Tabriz.

— Questo è vero, signore, e la pazienza cominciava a scapparmi. Sospettavate che qualche brutta avventura mi fosse toccata!

— Credevamo anzi di non trovare più che il tuo scheletro, — disse Hossein.

— Tutto va bene quando le cose finiscono bene, — sentenziò gravemente il bandito. — Dissetatevi, miei signori; è acqua di sorgente questa e non ne berrete di così buona nella steppa della fame.

— E berremo anche la polvere che avevi indosso, — aggiunse Tabriz.