— Che quegli asini si divertano a spaventarci? — chiese Tabriz, fermandosi. — Non vedi tu che si ostinano a sbarrarci la via?
— Me ne sono accorto da un po', — rispose Karaval, che si mostrava inquieto.
— Allora è segno che ci hanno veduto.
— Certo, signore.
— Che cosa facciamo dunque? — chiese Hossein.
Il bandito stava per rispondere, quando fra le cortine di sabbia apparvero numerosi drappelli di onagri, galoppanti sfrenatamente.
Per statura rassomigliavano agli asini comuni; però le loro forme sono più snelle, i loro orecchi un po' più corti ed il loro pelame grigiastro, attraversato sulla schiena da una riga nera che s'incrocia con altre due all'altezza della spalla.
— A terra! — gridò Karaval con voce tuonante.
In pochi salti raggiunsero la duna più vicina, che formava come un piccolo bastione d'un paio di metri d'altezza, e di qualche centinaia di metri e vi si gettarono dietro stendendosi l'uno accanto all'altro.
Gli onagri, tre o quattrocento per lo meno, caricavano con furia irresistibile, varcando, con agilità stupefacente, le dune di sabbia che trovavano sulla loro corsa.