I leoni si erano accostati alla prima duna, e l'avevano superata, scendendo dalla parte opposta.

Non erano animali grossi come quelli di Barberia, essendo quelli persiani di taglia più piccola; tuttavia non erano meno temibili, possedendo uno slancio forse più impetuoso di quelli africani e maggior agilità.

Pareva però che non avessero molta premura di dare l'assalto alla seconda duna e che volessero prima rendersi un conto esatto dei mezzi di difesa degli assediati, poichè di quando in quando sostavano per guardare, manifestando anche una certa inquietudine a giudicarlo dalle mosse irrequiete delle loro code.

— Prendiamo posizione, — disse Tabriz. — Io la fronte, voi altri l'altra china: sono sicuro che tenteranno l'attacco da due parti.

— Se non aspetteranno la notte, — disse Karaval.

— E noi dovremo rimanere qui ad arrostirci e a rosicchiarci le unghie? Non abbiamo nulla da mettere sotto i denti.

— Ti rifarai più tardi, con una coscia di leone, Tabriz, — disse Hossein.

— Pessima selvaggina anche quella, signore. Il ghepardo valeva di più.

— Pare che i leoni tengano consiglio, — disse Hossein che non li perdeva di vista.

Poi, volgendosi verso Karaval gli chiese: