Ah!.. I leoni si permettono il lusso di schiacciare un sonnolino!... Se vi potessi sorprendere vi accarezzerei per bene i gropponi col mio kangiarro. —

Infatti le due belve, vedendo che i tre uomini non si decidevano a scendere, avevano posata la testa fra le zampe anteriori, socchiudendo gli occhi. Non vi era però da fidarsi di quel sonno più apparente forse che reale. Le orecchie erano tese ben diritte, per raccogliere i più lievi rumori, ed i tre turchestani non ignoravano l'acutezza dell'udito di quei terribili animali.

Nondimeno Tabriz, che cominciava ad averne abbastanza di quell'assedio che dovevano sostenere sotto un sole cocentissimo, a ventre vuoto e per di più fra il polverone che l'ultima galoppata degli asini selvaggi aveva sollevato e che non si era ancora disperso, credendo che i leoni assopiti dal calore si fossero veramente addormentati, si decise a tentare la discesa.

— Accada quello che si vuole, vado ad attaccarli, — disse a Hossein.

— Allora t'accompagno anch'io, — rispose il giovane.

Voi state per commettere una pazzia, — signori, — disse Karaval. —

Il birbante non diceva quelle parole per salvare le loro vite, bensì per la paura che venissero sbranati e di dover poi sostenere l'assedio da solo.

— Se tu hai paura rimani, — rispose Tabriz.

— Io non sono un soldato come voi. Non sono che un povero loutis.

— Resta dunque. —