— Ho pensato a voi: vi è sotto la prora un canestro con pesci arrostiti e gallette di maiz, nonchè un fiasco di kumis e anche delle pipe. —
Balzarono nella barca che era la più lunga di tutte e si sedettero a prora, mentre i pescatori prendevano subito il largo ridiscendendo la corrente.
— Dimmi un po', loutis, — disse Tabriz, che aveva subito dato l'assalto al canestro.
— Che cosa fanno quegli uccelli che si tengono ritti sul bordo e che non sono legati?
— Servono a pescare le garitse, signore. La notte è oscura e quei deliziosi pesci si lasceranno prendere in gran numero.
— Da chi?
— Da questi uccelli, signore. Sono cormorani del mar d'Aral, dei pescatori infaticabili, che sono stati ammaestrati per la pesca della garitsa.
— Che pesci sono?
— Una specie di trote e abbondano qui. —
Le sei barche si erano disposte su due linee e si erano portate in mezzo al fiume, mentre i pescatori remavano dolcemente all'indietro, onde la corrente non le trasportasse troppo rapidamente.