La flottiglia dei pescatori, che continuava a scendere il fiume, dopo d'aver percorso un paio di chilometri, rinnovando costantemente i pezzi di legno, che bruciavano entro le borse di filo di rame, aveva cominciato a lanciare i volatili.

Quegli infaticabili pescatori lavoravano con vero accanimento. Appena a bordo ripartivano, tuffandosi profondamente, colla speranza mai esaudita, di poter finalmente saziare la loro ingordigia.

Già le barche erano mezze piene, quando giunsero in un luogo ove l'Amu-Darja s'allargava, formando una specie di lago che era cosparso d'isolette boscose.

— Qui faranno la grande pesca, — disse Karaval a Tabriz. — È questo il luogo ove le garitse si radunano in maggior copia. —

Le sei scialuppe continuavano ad avanzare, ma i cormorani, appena toccata l'acqua, s'affrettavano a ritornare a bordo rifiutandosi assolutamente di ritornare.

Una certa agitazione si era manifestata fra i pescatori.

Osservavano l'acqua, fiutavano l'aria e non osavano più avanzare.

Ad un tratto un altissimo grido s'alzò fra l'equipaggio della prima scialuppa.

— Fuggite!... La nafta. —

Quasi nell'istesso tempo, l'acqua s'infiammava intorno alle imbarcazioni, rompendo furiosamente le tenebre che gravitavano sul fiume.