— Non temete, — disse Karaval. — Il fuoco non durerà molto. —

Pareva però che l'incendio, invece di scemare, aumentasse continuamente, come se dai crepacci apertisi nel letto del laghetto, la nafta non cessasse di risalire alla superficie.

Un turbine di fuoco scendeva colla corrente, riversandosi verso il basso corso dell'Amu-Darja e si scorgeva, anche molto lontano, il cielo riflettere quei lividi bagliori. Si sarebbe detto che un lampeggiare continuo riempiva l'atmosfera con una luce però fissa e non già tremolante.

L'acqua continuava a ribollire e un numero infinito di pesci saliva alla superficie, per bene cucinati.

— Peccato non poter mettere una mano lì dentro. Ci guadagneremmo una cena bastante per cinquecento persone, — disse Tabriz.

Hossein non rispose.

Guardava con inquietudine quelle fiammate, che ormai circondavano le isole, facendo crepitare i canneti ed i giunchi che coprivano le rive.

I pescatori non sembravano però impressionati, ora che si trovavano a terra. Quel fenomeno, in apparenza terribile, non doveva essere nuovo per loro e dovevano anche conoscerne la portata.

Stesi fra le erbe, al disotto delle piante che li proteggevano dal calore e dal fumo, guardavano tranquillamente quelle immense fiammate, che la corrente travolgeva verso lo sbocco del lago.

Avevano ragione di non preoccuparsi troppo, poichè, dopo tre o quattro ore, le fiamme cominciarono a decrescere, la luce divenne meno intensa e finalmente, esauritasi la nafta, le tenebre tornarono a piombare sul laghetto.