Abbracciò il valoroso giovine e lo condusse fino fuori.

— In sella, padrone, — disse Tabriz, gettandosi ad armacollo due lunghi archibugi. — Sfonderemo le linee di quei bricconi e passeremo fra loro come due proiettili.

Su, Agar, preparati a gareggiare col vento. —

Un momento dopo Hossein ed il suo gigantesco servo scomparivano fra le ombre della notte.

CAPITOLO V. Attraverso la steppa.

I cavalli, che i due coraggiosi montavano, avevano preso uno slancio fulmineo, come se avessero davvero voluto gareggiare col vento, che spazzava senza posa la sterminata pianura.

Erano due animali superbi, di razza persiana, meglio configurati e meno magri dei cavalli arabi, colla testa leggera e le gambe sottili e nervose.

La steppa turchestana è ricchissima di cavalli, allevandone le tribù nomadi un grande numero; ma se sono d'una resistenza incredibile, non hanno lo slancio impetuoso di quelli persiani, specialmente di quelli che provengono dal Khorassan, che sono i più stimati, pagandosi mai meno di cinquanta piastre ciascuno.

Dobbiamo dire però che hanno bisogno di maggiori cure di quelli turchestani, i quali invece nulla richiedono, usando, i loro proprietari, sottoporli a prove straordinarie, prima di metterli in vendita.

Tanto Hossein, quanto Tabriz, tendevano attentamente gli orecchi, temendo di udire in lontananza qualche scarica che annunciasse il principio dell'attacco; essendo però il vento girato al sud e la casa della bella Talmà assai lontana, non era possibile che potessero udire così presto il rombo dei lunghi archibugi delle Aquile della steppa.