I banditi che infestano le steppe turchestane, hanno una maniera speciale e curiosissima per dare la caccia agli uomini; maniera ben triste, ma molto sicura perchè non lascia alcuna traccia dei delitti che commettono: seguono i lupi.
È saputo da tutti che quelle bestie non aggrediscono che gli uomini isolati, o per lo meno che siano in piccoli gruppi. Appena i loro lugubri ululati, che il vento porta assai lontani, giungono agli orecchi dei predoni, questi balzano sui loro cavalli e prendendo la via più breve, piombano sui disgraziati viaggiatori, che vengono senza pietà scannati e derubati.
I lupi, intimiditi da quella improvvisa comparsa di tanti cavalieri, non osano avanzare e s'arrestano a qualche distanza, in attesa che il delitto sia compiuto. Appena i banditi se ne vanno, entrano a loro volta in scena e la cena, soventi volte molto abbondante, non manca mai loro.
Si afferma anzi dai turchestani, che i lupi non assaltino mai, anche se sono in grossissimo numero, i banditi della steppa. Si vede che hanno ormai capito che quelli sono i loro provveditori di carne umana, e perciò li rispettano; tuttavia non possiamo assicurare l'autenticità di questo fatto.
Hossein e Tabriz si erano guardati intorno. Piccole ombre cogli occhi fosforescenti che sembravano di bragia, correvano con fantastica celerità per la pianura, spiccando grandi salti al di sopra delle alte erbe.
— Sono ben lupi, quelli, — disse Hossein, senza manifestare alcuna inquietudine.
— Sì, padrone, — rispose Tabriz, levando dalle fonde due pistole, armi forse migliori del lungo archibugio.
— Non inquietiamoci per quelli, — disse il giovane. — Non mi sembrano in tal numero da osare un attacco, e poi i nostri khorassani hanno le zampe più leste delle loro.
— E lo sanno, padrone; guarda come son tranquilli.
— Si tratta ora di sapere se le Aquile della steppa si trovano dietro di noi o dinanzi.