A quella seconda scarica altre erano successe subito dopo. Le Aquile della steppa dovevano avere trovata una forte resistenza da parte dei servi di Talmà e fors'anche da parte dei Sarti, che occupavano il villaggio.

Le detonazioni risuonavano sempre più vicine.

I due valorosi, curvi sulla sella, col kangiarro in mano, spiavano ansiosamente l'orizzonte. Una estrema ansietà si era impadronita di entrambi e sul loro viso si leggeva una collera intensa.

— Talmà, vengo! — ripeteva Hossein. — Resisti, ancora pochi minuti. L'uomo che ami sta per giungere. —

Poi a un tratto esclamò:

— Ecco la casa della mia bella fanciulla! I banditi l'assalgano. —

Lampi brillavano fra le erbe e altri lampi balenavano al di sopra d'una massiccia costruzione giganteggiante nelle tenebre.

— Padrone — disse Tabriz, — giriamo dietro la casa. Le Aquile attaccano di fronte e non vedo brillare alcun lampo dalla parte della cinta.

— Sia pure, quantunque abbia un desiderio intenso di piombare su quelle canaglie e di sciabolarle.

— È meglio essere prudenti, signore. Sono in troppi e non si sa mai dove vada a finire una palla di pistola o di moschetto.