— A lui, no!... Egli quantunque vecchio è troppo temuto dalle Aquile e nessuno oserebbe assalirlo.

È per mio cugino che sono piuttosto inquieto. Non comprendo come non si veda ancora.

— Che i banditi ci prendano prima che egli arrivi? Sono spaventata per te, mio Hossein. Tu lotterai fino alla fine, per cadere sotto i colpi di quei miserabili, — disse Talmà, con un singhiozzo.

— Taci, luce dei miei occhi, — disse Hossein, quasi con rabbia. — Non angosciare il guerriero che combatte.

Fuoco Talmà, là in mezzo a quel gruppo!... Tabriz, a me! —

Il gigante, che sparava sempre sul terrazzo, non ostante il fragore della fucilata, aveva udito il grido del suo padrone.

— Che due di voi vadano a sostituirlo, — continuò Hossein, volgendosi verso i servi che facevano fuoco in mezzo ad una fitta nuvola di fumo.

Tabriz in quel momento comparve, tenendo in mano il suo lungo fucile che fumava ancora.

— Che cosa vuoi, padrone? — chiese, curvandosi dietro uno dei pilastri per evitare le palle che sibilavano attraverso la veranda, conficcandosi nella parete.

— Sono entrate nel recinto le Aquile? — chiese Hossein.