— Agha beg vi uccide, miserabili!... È il terrore delle Aquile!... Fuoco e caricate col kangiarro!... Spazziamo queste canaglie!... —
I banditi, accortisi dell'arrivo di quei drappelli che erano numerosissimi e ansiosi di prendere parte alla lotta, si ripiegarono disordinatamente verso la steppa.
— In sella! — comandò Hadgi, il luogotenente del mestvires. — Riprenderemo al momento opportuno la partita. —
Una tromba squillò sonoramente. Era il segnale della fuga.
I banditi che si trovavano dietro la casa di Talmà e che sparavano sul terrazzo, udendo quel segnale, abbandonarono precipitosamente la cinta, raggiungendo i loro camerati che saltavano in sella, sotto il fuoco vivissimo degli assediati.
— Al galoppo! — ordinò Hadgi — La partita è perduta. —
Le Aquile allentarono le briglie e s'allontanarono in due lunghe file, scomparendo verso occidente, prima che il vecchio beg ed i suoi drappelli avessero avuto il tempo di chiudere loro la ritirata e d'impegnare la lotta.
CAPITOLO VII. La scomparsa di Abei Dullah.
Il vecchio beg, rimasto solo a guardia dell'immensa tenda, dopo la partenza precipitosa di Hossein e di Tabriz pel nord e di Abei Dullah per l'occidente trovandosi la scorta in quella direzione, aveva fatto subito i suoi preparativi di difesa, non essendo improbabile che qualche manipolo di banditi cercasse di approfittare dell'assenza dei due giovani e del servo, per tentare un colpo di mano.
La notizia dell'imminente matrimonio di Hossein con Talmà la bella, doveva essersi sparsa a grande distanza nella steppa, essendo il vecchio beg conosciuto da tutte le tribù e, siccome i regali di nozze dei ricchi sono sempre costosissimi, non era difficile supporre che quell'attacco fosse diretto più contro quei regali, che contro i fidanzati, almeno così la pensava il beg.