Il gigante, che stava rannicchiato dietro al parapetto, s'alzò di colpo, afferrò le due estremità della scala e, facendo appello a tutte le sue forze, la spinse innanzi.
Resa pesantissima pel numero degli assalitori i quali s'innalzavano rapidamente, dapprima resistette, poi si rovesciò all'indietro, cadendo fra le erbe della steppa.
Tutti quelli che la montavano capitombolarono fra un immenso urlo di spavento, rompendosi chi la testa, chi le braccia, chi le gambe.
— Ecco fatto, — disse Tabriz, ridendo. — Spero che quei bricconi non torneranno nella steppa della fame in troppo buona salute. —
In quel punto si udì uno dei servi di Talmà ad urlare:
— Vedo dei cavalieri che accorrono!... I Sarti! I Sarti!... —
Hossein si era precipitato verso il parapetto, mentre Tabriz, che pareva fosse diventato improvvisamente furioso, con un colpo di spalla faceva crollare uno dei pilastri della veranda, a rischio di far cadere una parte del terrazzo sovrastante, coprendo di macerie le Aquile che stavano per rialzare la scala.
Quattro o cinque drappelli di cavalieri giungevano a briglia sciolta, attraversando la steppa come un uragano. Ai primi chiarori dell'alba si poteva distinguere un bel vecchio dalla lunga barba bianca, cavalcare alla loro testa su un destriero nero come un corvo e che spiccava dei salti straordinari.
— Mio zio! — esclamò Hossein. — Amici, Tabriz, siamo salvi. —
Un grido che parve un colpo di tuono, uscì dalle labbra del vecchio.