Hossein spinse la fanciulla verso una delle stanze che avevano le porte sulla galleria.

— Là, amica, — disse con voce alterata. — Questo è il momento terribile e bisogna che tu non ti trovi presso di me.

Il mio cuore tremerebbe troppo per te.

— No, Hossein. Se dobbiamo morire, voglio cadere al tuo fianco, mio prode! — gridò la fanciulla con esaltazione.

— È il guerriero che comanda, non l'uomo che ama, — rispose il fiero nipote del terribile beg. — Obbedisci! —

Si strappò bruscamente dalle braccia di Talmà, che lo avevano avvinghiato e si slanciò attraverso il fumo, levandosi dalla cintura le pistole.

— Eccomi, Tabriz, — disse. — Salgono!

— Sì e li aspetto, — rispose il gigante con voce tranquilla.

Dieci o dodici banditi si erano subito inerpicati sulla scala, tenendo i kangiarri stretti fra i denti, mentre altri facevano un fuoco infernale, mandando le palle contro il soffitto della galleria.

— A te, Tabriz! — gridò Hossein, dominando, colla sua voce squillante, i clamori assordanti dei banditi.