Anche molte lepri scappavano quasi di sotto le gambe dei cavalli, non essendo quelle turchestane timide come le nostre, nulla avendo da temere da parte degli uomini, reputando la loro carne non meno impura di quella del maiale.
Alle sette del mattino Tabriz, che aguzzava gli sguardi e che non aveva rallentata la corsa dell'instancabile Heggiaz, scopriva finalmente la tenda del beg, la quale sorgeva isolata in mezzo alla sterminata pianura.
— Pare che le Aquile l'abbiano rispettata, — disse, volgendosi verso il nuker che gli cavalcava a fianco. — Avrebbero potuto fare un bel bottino che le avrebbe in parte compensate della batosta subita dinanzi la casa di Talmà.
— Hanno troppa paura del tuo beg, — rispose il Sarto.
— Sai chi è che comanda le Aquile?
— Mi hanno detto che le guidava un turcomanno delle rive del Caspio.
— Non sono Kirghise dunque quelle?
— Non credo.
— Avrei giurato che venivano dalla steppa della fame, — disse Tabriz. — Kirghise o Turcomanne sono sempre pericolose, quando spiegano le ali. Rallenta.
— Perchè, Tabriz?