Il rapace uccello allargò le ali, sbattendole tre o quattro volte, poi spiccò la volata, innalzandosi.
Avanti gli altri! — gridò Abei, mentre liberava il suo.
Quello di Hossein partì come un fulmine, quasi in linea retta, seguito subito da quello di Abei.
I tre volatili muovevano velocissimi addosso alle povere gazzelle, che sembravano smarrite. Anche quello di Talmà era ridisceso e volava in linea quasi retta tenendosi a dieci o dodici metri dal suolo.
D'un tratto i tre rapaci piombarono, con un accordo perfetto, fra le corna delle povere bestie, fermandole quasi di colpo e facendole cadere sulle ginocchia.
— Bravi, miei piccini! — gridò Abei entusiasmato.
Le povere bestie si dibattevano disperatamente, mandando lamenti dolorosi, i falchi divoravano loro ferocemente gli occhi.
I veltri arrivavano in gruppo serrato, colle lingue penzolanti, precedendo di duecento passi i cavalieri, latrando spaventosamente.
In un lampo furono addosso alle gazzelle, le quali scomparvero alla lettera sotto quella massa di carne.
Abei, Hossein e Talmà, con un ultimo slancio furono però sopra alle feroci bestie, che già lavoravano di denti sulle carni dei poveri animali e con urla e frustate le costrinsero a lasciare le prede.